Josefa Tolrà, di Assumpta Bassas

Ma che cosa cerca e che cosa trova Josefa Tolrà disegnando, ricamando e offrendosi come mediatrice di messaggi che, a quando dice, vengono da una dimensione trascendente della realtà? La mia ipotesi è che il disegno nasca in lei dal sottilissimo filo di vita che la lega ancora al mondo e che aveva quasi perduto a causa del dolore. Se facciamo attenzione, in queste opere si tratta di un disegno a linea e anche se con gli anni si fa più complesso mantiene sempre una sottile fragilità e un’insistente disciplina e ritmo di bordure e gesti persistenti. Il disegno sembra salvarla dall’impazzire, cioè dall’affogare nel pantano della profonda pena che la teneva “inondata”, in uno stato di “morte in vita” che molte donne conoscono. Un’artista come Louise Bourgeois riconosceva, per esempio, che l’arte aveva avuto una funzione guaritrice nella sua vita, cioè che le aveva fornito una nuova via per non perdere il senno, facendo lavorare il trauma (il negativo) accumulato negli episodi dolorosi vissuti nell’infanzia.

(…)

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